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Aree di cui mi occupo

La scuola non è solo una questione di voti

Un ragazzo con un disturbo specifico dell'apprendimento non fa fatica soltanto a leggere, scrivere o calcolare. Fa fatica anche a non pensare certe cose di sé.

Una ragazza in un bosco guarda verso l'alto

Quanto di questo ti somiglia

Queste domande non riguardano quanto sei bravo a scuola, e non servono a capire se hai un DSA. Riguardano come ti senti quando studi, e quanto questo ti pesa.

Quello che segni lo vedi solo tu: niente viene salvato e niente viene mandato a nessuno.

Se stai leggendo come genitore: queste domande sono scritte per tuo figlio, e le risposte sono sue. Puoi leggerle per sapere cosa guarderei io.

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Dieci domande, e non tutte si rispondono allo stesso modo.

Quando ti metti a studiare, ti capita di pensare che non ce la farai?
Quanto ti riconosci in questa frase: «sono sempre quello che va aiutato»?
Ti capita di sentirti meno capace dei tuoi compagni?
Cosa ti pesa di più della scuola?
Quando un compito ti sembra troppo, lo senti prima con la testa o prima dal corpo — stomaco, stanchezza, mal di testa?
Quando un compito ti sembra troppo difficile, cosa fai?
Ti capita di rimandare lo studio fino all'ultimo momento?
Quanto la scuola influenza il tuo umore fuori dalla scuola?
Ti capita di dormire male o di sentirti stanco per via della scuola?
Quanto pensi che i voti dicano chi sei?

I pensieri che arrivano prima dei compiti

  • «Sono meno bravo degli altri.»
  • «Non sono capace.»
  • «Tanto non ce la farò.»
  • «Odio studiare.»
  • «Sono sempre quello che ha bisogno di aiuto.»

Quando un ragazzo arriva a pensarle, il problema non si risolve con più ore di esercizi.

Non sono ripetizioni

Ho seguito ragazzi con DSA e difficoltà di apprendimento nel loro percorso scolastico, e da psicologa guardo anche a ciò che la scuola lascia addosso.

Il lavoro tiene insieme:

  • autostima — ricostruire un'idea di sé che non coincida con i voti
  • motivazione — ritrovare un motivo per provarci
  • autonomia — non dipendere sempre da qualcuno per riuscire
  • rapporto con la scuola — trasformarla da luogo di verdetti a luogo possibile
  • gestione della frustrazione — cosa fare quando arriva, perché arriverà
  • consapevolezza delle proprie risorse — sapere in cosa si è capaci, e crederci
  • strategie di apprendimento — nei limiti delle mie competenze professionali

Conosco la scuola anche dall'altra parte della cattedra

Insegno alle scuole superiori. Vuol dire che gli strumenti con cui la scuola dovrebbe sostenere un ragazzo con DSA li conosco da dentro: il Piano Didattico Personalizzato, le misure compensative e dispensative, le modalità di valutazione previste dalla normativa.

Per un genitore questo spesso conta: sapere cosa si può chiedere alla scuola, e in che forma, è metà del problema.

Una precisazione utile

Mi occupo di accompagnamento e supporto psicologico. Non effettuo valutazioni diagnostiche né certificazioni DSA: se serve una diagnosi, quella è competenza di altri professionisti, con cui quando serve collaboro.

Il mio lavoro è aiutare il ragazzo a gestire le difficoltà, a capire meglio il proprio modo di funzionare e a sostenerlo nel percorso scolastico e personale — insieme a tutto ciò che quelle difficoltà si portano dietro: autostima, frustrazione, ansia, rapporto con lo studio e con il giudizio degli altri.

Non serve sapere già da dove cominciare

Mi scriva due righe sulla situazione. Rispondo io, e non c'è bisogno di spiegare tutto subito.