La scuola non è solo una questione di voti
Un ragazzo con un disturbo specifico dell'apprendimento non fa fatica soltanto a leggere, scrivere o calcolare. Fa fatica anche a non pensare certe cose di sé.
Quanto di questo ti somiglia
Queste domande non riguardano quanto sei bravo a scuola, e non servono a capire se hai un DSA. Riguardano come ti senti quando studi, e quanto questo ti pesa.
Quello che segni lo vedi solo tu: niente viene salvato e niente viene mandato a nessuno.
Se stai leggendo come genitore: queste domande sono scritte per tuo figlio, e le risposte sono sue. Puoi leggerle per sapere cosa guarderei io.
Apri le domandeChiudi
Dieci domande, e non tutte si rispondono allo stesso modo.
Non hai segnato niente, e va bene così. Le domande restano qui sopra, se ti va di tornarci.
Dalle tue risposte non sembra che la scuola ti pesi molto addosso, almeno in questo periodo. Va bene così. Se cercavi altro, più sotto ci sono le altre aree.
Se ti va, puoi scrivermi. Non serve sapere già cosa dire, né aver capito tutto prima.
Dalle tue risposte emergono alcuni aspetti che vale la pena osservare — soprattutto su come ti vedi mentre studi, più che su quanto studi.
Se ti va, puoi scrivermi. Non serve sapere già cosa dire, né aver capito tutto prima.
Dalle tue risposte sembra che la scuola abbia un impatto che va oltre i voti. Potrebbe valere la pena guardare quella parte: non si risolve con più ore di esercizi.
Se ti va, puoi scrivermi. Non serve sapere già cosa dire, né aver capito tutto prima.
Dalle tue risposte emerge che diverse di queste cose sembrano pesare, e insieme. È proprio il genere di situazione che vale la pena approfondire con qualcuno, perché riguarda come ti vedi e non quanto vali.
Se ti va, puoi scrivermi. Non serve sapere già cosa dire, né aver capito tutto prima.
Hai risposto solo a una parte delle domande, e quello che leggi qui sopra parla di quelle.
I pensieri che arrivano prima dei compiti
- «Sono meno bravo degli altri.»
- «Non sono capace.»
- «Tanto non ce la farò.»
- «Odio studiare.»
- «Sono sempre quello che ha bisogno di aiuto.»
Quando un ragazzo arriva a pensarle, il problema non si risolve con più ore di esercizi.
Non sono ripetizioni
Ho seguito ragazzi con DSA e difficoltà di apprendimento nel loro percorso scolastico, e da psicologa guardo anche a ciò che la scuola lascia addosso.
Il lavoro tiene insieme:
- autostima — ricostruire un'idea di sé che non coincida con i voti
- motivazione — ritrovare un motivo per provarci
- autonomia — non dipendere sempre da qualcuno per riuscire
- rapporto con la scuola — trasformarla da luogo di verdetti a luogo possibile
- gestione della frustrazione — cosa fare quando arriva, perché arriverà
- consapevolezza delle proprie risorse — sapere in cosa si è capaci, e crederci
- strategie di apprendimento — nei limiti delle mie competenze professionali
Conosco la scuola anche dall'altra parte della cattedra
Insegno alle scuole superiori. Vuol dire che gli strumenti con cui la scuola dovrebbe sostenere un ragazzo con DSA li conosco da dentro: il Piano Didattico Personalizzato, le misure compensative e dispensative, le modalità di valutazione previste dalla normativa.
Per un genitore questo spesso conta: sapere cosa si può chiedere alla scuola, e in che forma, è metà del problema.
Una precisazione utile
Mi occupo di accompagnamento e supporto psicologico. Non effettuo valutazioni diagnostiche né certificazioni DSA: se serve una diagnosi, quella è competenza di altri professionisti, con cui quando serve collaboro.
Il mio lavoro è aiutare il ragazzo a gestire le difficoltà, a capire meglio il proprio modo di funzionare e a sostenerlo nel percorso scolastico e personale — insieme a tutto ciò che quelle difficoltà si portano dietro: autostima, frustrazione, ansia, rapporto con lo studio e con il giudizio degli altri.
Non serve sapere già da dove cominciare
Mi scriva due righe sulla situazione. Rispondo io, e non c'è bisogno di spiegare tutto subito.